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Successione testamentaria ed eredi necessari

La legge prevede una particolare tutela a favore di alcuni soggetti, cui riserva – in ogni caso – una quota dell’eredità, anche contro un’eventuale volontà del defunto espressa per testamento.
Questi soggetti sono:
– il coniuge, anche separato (purché non gli sia stata addebitata la separazione) fin quando non intervenga una sentenza di divorzio;
– i figli, anche adottivi o naturali;
– i genitori, in assenza di coniuge e figli.
In caso di concorso tra i soggetti suindicati, il codice civile determina la quota di eredità riservata a ciascuno. Si tenga conto, però, che per calcolare la quota di patrimonio ereditario spettante a ciascun soggetto tutelato occorre calcolare anche eventuali donazioni effettuate in vita dal defunto. La legge, tuttavia, non vincola del tutto le ultime volontà.

Il codice civile stabilisce con chiarezza quali siano le quote disponibili e le quote non disponibili, cioè di quali parti un testatore possa liberamente disporre con il proprio testamento e quali parti debbano invece essere riservate ai legittimari. Tali quote variano in funzione del tipo di legittimari e del loro numero. Per esempio, se il testatore lascia quale legittimario unicamente un figlio, questi avrà diritto a metà del patrimonio e l’altra metà sarà la quota disponibile; se lascia moglie e un figlio, la quota disponibile sarà invece pari solo a un terzo del suo patrimonio.
Le disposizioni testamentarie eccedenti la quota di cui il defunto può disporre possono essere impugnate con l’azione di riduzione, concessa ai legittimari e diretta a reintegrare le quote ad essi spettanti.

Unico caso in cui un soggetto tutelato dalla legittima può essere escluso dal proprio testamento è l’eventualità in cui sia riconosciuto “indegno a succedere” ai sensi dell’art. 463 c.c., che stabilisce un elenco tassativo di ipotesi.

I fratelli, non rientrando tra gli eredi legittimari, possono essere tranquillamente esclusi dal testamento. Diverso è, invece, il caso di una successione senza testamento (cd. “successione legittima”), nel qual caso i fratelli ereditano una quota del patrimonio, a patto che non ci siano moglie e/o figli.

Cosa accade se uno dei soggetti che hanno diritto all’eredità muore prima della persona dalla quale avrebbe ereditato? La legge prevede la possibilità di ereditare “per rappresentazione”. Tale istituto fa subentrare i discendenti legittimi o naturali nel luogo e nel grado del loro ascendente (ossia del genitore), in tutti i casi in cui questi non può o non vuole accettare l’eredità. Ai sensi dell’art. 468 c.c. possono ereditare per rappresentazione i discendenti dei figli ed i discendenti dei fratelli/sorelle del defunto. Ad esempio, una nonna non può diseredare i nipoti rimasti orfani lasciando per testamento tutti i suoi beni ai soli figli rimasti in vita, perché essi hanno diritto ad ereditare per rappresentazione la quota che sarebbe spettata al loro genitore (defunto).
Se invece il de cuius non lascia alcun testamento, si avrà una “successione legittima”, ossia secondo legge, in favore dei parenti più prossimi ed eventualmente fino al sesto grado (in mancanza di parenti più stretti), secondo quest’ordine:
1° grado: genitore – figlio
2° grado: nonno – nipote (figlio di figlio) – fratello
3° grado: zio – nipote (figlio di fratello)
4° grado: cugino di 1° grado (figlio di zio)
5° grado: cugino di 2° grado (figlio di cugino di 1° grado)
6° grado: figlio di cugino di 2° grado
In mancanza anche di parenti di 6° grado, l’eredità viene devoluta allo Stato.

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