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Stop ai pignoramenti dell’abitazione principale

Il decreto legge n. 69/2013 (cd. “decreto del fare”) ha posto condizioni restrittive in materia di pignoramenti immobiliari azionati dall’agente della riscossione (Equitalia).

In particolare, tale normativa ha sancito il divieto di pignorare l’immobile ove il debitore ha la residenza anagrafica, purché sia l’unico posseduto, non sia classificato di lusso (A8 o A9) e sia destinato catastalmente ad uso abitativo.

Inoltre, per poter procedere con un pignoramento, è necessario che il credito iscritto a ruolo sia almeno pari a 120mila euro  e che siano decorsi almeno sei mesi dall’iscrizione di ipoteca la quale – giova ricordare – è subordinata ad un credito pari ad almeno 20mila euro. La Cassazione  ha precisato che la nuova disciplina sui pignoramenti ha individuato condizioni ostative in presenza delle quali l’azione di Equitalia non può né iniziare, né tantomeno proseguire; di conseguenza anche i pignoramenti iscritti precedentemente alla data di entrata in vigore del decreto (21 agosto 2013) devono essere cancellati. Tale sentenza (n.19270/14) ha quindi sancito l’applicazione retroattiva della normativa suindicata, con il conseguente obbligo di cancellazione delle procedure iscritte precedentemente al 21.08.2013, laddove la vendita degli immobili non sia ancora avvenuta.  Ciò significa che il vincolo di indisponibilità apposto sul bene, in virtù del quale il debitore è tenuto ad astenersi da qualsiasi atto diretto a sottrarre il bene alla garanzia del credito, deve essere cancellato direttamente su iniziativa di Equitalia oppure su ordine del giudice.        

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