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Risoluzione contratto locazione bene in comproprietà

IL COMPROPRIETARIO DI UN IMMOBILE AFFITTATO PUO’ AGIRE PER IL RILASCIO  ANCHE SENZA IL CONSENSO DEGLI ALTRI COMPROPRIETARI

Nel caso in cui un immobile appartenente a più comproprietari venga concesso in locazione, può uno solo di essi chiedere autonomamente la risoluzione del contratto nell’ipotesi di mancato pagamento dei canoni da parte del conduttore?

In tema di tutela del diritto di comproprietà vige il principio secondo cui tutti i comproprietari hanno pari poteri gestori e pertanto ciascuno di essi è legittimato ad agire contro il conduttore per tutelare gli interessi di tutti.

Non è necessario il preventivo assenso collettivo all’iniziativa giudiziaria, in quanto si presume che ciascun comproprietario operi con il consenso degli altri, o quantomeno della maggioranza di loro, a fronte della comunanza di interessi che li lega.

L’azione per il rilascio dell’immobile è, infatti, da considerarsi atto di ordinaria amministrazione ai sensi dell’art.1105 c.c., che regola l’amministrazione del bene comune, e come tale non richiede la partecipazione degli altri comproprietari e quindi l’integrazione del contraddittorio.

Tuttavia, la presunzione del consenso degli altri comproprietari viene meno laddove il conduttore, al fine di paralizzare la domanda di rilascio, dimostri il dissenso della maggioranza dei co-locatori, in relazione alle quote di proprietà. Si precisa che non è necessario che i comproprietari dissenzienti intervengano in giudizio, come più volte sottolineato dalla Corte di Cassazione (sent. n.14759/08; n.19919/08; n.480/09).

Quando è esclusa la possibilità della formazione della maggioranza (es.: caso di due comproprietari in contrasto), occorre rivolgersi all’autorità giudiziaria che prenderà i provvedimenti più opportuni per l’amministrazione del bene (art.1105 c.c., ultimo comma).

Stesso principio vale nell’ipotesi in cui solo uno dei comproprietari voglia concedere in affitto il bene comune senza il preventivo assenso degli altri, trattandosi anche in tal caso di un atto di ordinaria amministrazione che si presume – fino a prova contraria – compiuto nell’interesse di tutti.

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