06 77 20 15 74
·
avv.federicamura@gmail.com
·
Lun - Ven 09:00-18:00

Risoluzione contratto di locazione: il contribuente può legittimamente contestare l’accertamento sui canoni non riscossi

Premesso che la risoluzione di un contratto di locazione è sempre soggetta a registrazione (a tassa fissa di €.67,00 in termine fisso), è assai usuale che in caso di omessa registrazione gli uffici dell’Agenzia delle Entrate richiedano gli oneri dovuti a titolo di tassazione sui canoni di fatto non percepiti.

Di questo tema è stata investita anche la Corte la Cassazione la quale ha avuto modo di esprimere il seguente principio:  “un contratto risolto non può essere considerato fonte di produzione di redditi, restando irrilevante la mancata registrazione della risoluzione, che risponde a mere finalità di pubblicità, senza incidere sul regime sostanziale del rapporto contrattuale” (sent. n. 22588/2012).

Pertanto, il contribuente è legittimato a contestare l’atto di accertamento emesso con riferimento ai canoni non riscossi.

La questione trae origine dall’art. 26 del TUIR, secondo la quale i redditi fondiari concorrono a formare il reddito complessivo del proprietario “indipendentemente dalla percezione”. In altre parole, anche se il proprietario non ha mai incassato il corrispettivo della locazione, egli dovrebbe essere soggetto alla relativa imposizione.

Tuttavia, tale norma è stata oggetto di “precisazione” già nella sentenza n.362/2000 emessa dalla Corte Costituzionale, nella quale si legge che il riferimento al canone di locazione può operare nel tempo solo fin quando risulti in vita un contratto di locazione, con conseguente corresponsione di un canone. Nel caso in cui, invece, il rapporto contrattuale sia cessato per scadenza del termine o per il verificarsi di una qualsiasi causa di risoluzione, il riferimento al reddito locativo non è più applicabile.

In particolare, la presenza nel contratto di una clausola risolutiva espressa ex art. 1456 c.c., che comporta la risoluzione di diritto del contratto stesso nell’ipotesi di mancato pagamento di una o più mensilità, fa sì che la tassazione relativa ai canoni (anche se non riscossi) ai fini Irpef termini con la risoluzione del contratto.

Si precisa inoltre che eventuali importi versati successivamente dal conduttore moroso hanno mera natura risarcitoria ai sensi dell’art. 1591 c.c. e non di canone di una locazione ormai risolta; motivo per cui non sono assoggettabili all’imposta sul reddito.    

Related Posts

Leave a Reply