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Assegno di mantenimento in favore dei figli

NESSUNO “SCONTO” SULL’ASSEGNO DI MANTENIMENTO IN FAVORE DEI FIGLI

L’art. 155 c.c. prevede che, in sede di separazione o divorzio, il giudice stabilisca in quale misura ciascun genitore debba provvedere al mantenimento dei figli,“in misura proporzionale al proprio reddito”, mediante la corresponsione di un assegno  periodico, il cui ammontare viene determinato sulla base di diversi fattori: esigenze attuali del figlio, tenore di vita da lui goduto in costanza di convivenza con entrambi i genitori, tempi di permanenza presso ciascun genitore, risorse economiche (non solo i redditi) di entrambi i genitori, valenza economica dei compiti di cura assunti dagli stessi.

Ma cosa accade se un genitore non riesce ad adempiere al versamento periodico dell’assegno, così come ordinato dal giudice, per problemi di natura economica?

Non versare l’assegno di mantenimento al figlio, al di là delle conseguenze di natura civilistica in termini di riscossione forzosa dei crediti (l’altro genitore è infatti legittimato ad agire per conto del minore), può costare al genitore inadempiente una condanna penale per violazione degli obblighi di assistenza familiare ai sensi dell’art.570 c.p. 

Peraltro, la Cassazione nelle pronunce più recenti sta manifestando un atteggiamento assai poco “comprensivo” al riguardo, sul presupposto che il reato scatta ogniqualvolta si facciano mancare ai figli (minorenni o maggiorenni purché non ancora autonomi economicamente) i mezzi di sussistenza, intesi come vitto, alloggio, fitti o spese di utenza etc. Una volta stabilito dal giudice l’importo da versare, è assai  difficile per un genitore sottrarsi alle conseguenze penali legate all’omissione, in quanto – ai fini assolutori – può rilevare esclusivamente l’impossibilità assoluta, persistente, oggettiva ed incolpevoledi far fronte ai propri doveri. A titolo esemplificativo, non è sufficiente addurre semplici difficoltà economiche o una diminuzione degli introiti (Cass. n.38363/14), né tantomeno basta ad escludere la colpevolezza del genitore la sola documentazione attestante lo stato di disoccupazione (Cass. n.36636/14).

Occorre infatti dimostrare che i disagi sofferti costituiscano un vero e proprio stato di indigenza, che non dipenda dall’aver agito in maniera intenzionale al fine di sottrarsi ai propri impegni. Ad esempio la Suprema Corte ha ritenuto che non sussistesse reato a carico di un soggetto disoccupato che percepiva un’indennità di disoccupazione insufficiente a garantirgli il minimo sostentamento (Cass. n.7372/13). 

Un altro aspetto spesso motivo di liti processuali riguarda la sostituzione della somma di denaro che il genitore è tenuto a versare al figlio (a titolo di mantenimento) con beni e regali (quali l’acquisto di un cellulare, di un computer o simili) che, ad avviso del genitore, meglio risponderebbero alle esigenze del figlio. La giurisprudenza è pacifica nel ritenere che le regalie non possano rappresentare mezzi alternativi a quelli di sussistenza (Cass. n.17691/14). Tali spese, certamente voluttuarie e superflue, non possono sostituirsi all’obbligo del mantenimento, che si concretizza solo mettendo a disposizione in modo continuativo i mezzi economici atti a soddisfare le esigenze quotidiane del minore (Cass. n.23017/14).

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